2019 27 Aprile

Teatro Manlio Stagione 2019


dal: 27-4-2019 al: 27-4-2019

Prosegue la programmazione degli spettacoli teatrali proposti dal Teatro Manlio di Magliano Sabina per la stagione 2019.

Teatro Manlio Stagione 2019  – ultimo appuntamento!

sabato 27 aprile ore 21:00

Eduardo’s rock

di Antonello Fassari e Gino Auriuso
con Antonello Fassari, Gino Auriuso, Irma Ciaramella
musiche a cura di Alessandro Mannozzi
costumi Maria Francesca Serpe
produzione Artenova

Eduardo's Rock: Antonello Fassari, Gino Auriuso, Irma CiaramellaAntonello FassariGino AuriusoIrma Ciaramella


Dalle Commedie di Eduardo De Filippo, curato in collaborazione con Antonello Fassari

Gino Auriuso e Antonello Fassari (che ha lavorato con De Filippo alla fine degli anni ‘70), insieme a Irma Ciaramella e alla forza della musica rock, ci introducono nella vita e nelle opere del geniale autore, attore, regista napoletano.

Lo spettacolo è modulato sulla produzione drammaturgica di Eduardo: oltre al divertente atto unico Pericolosamente, propone brani tratti da famosissimi testi teatrali come Questi FantasmiUomo e GalatuomoL’Arte della CommediaFilumena Marturano ed altri.

Il progetto Eduardo’s Rock segna un nuovo punto da cui partire alla riscoperta dei testi del grande drammaturgo italiano, comprendendo episodi della sua vita pubblica e privata.

L’intero spettacolo è scandito da brani tanto popolari da essere diventati dei classici della musica rock, come i loro autori:  Led Zeppelin, Nirvana, DeepPurple, AC/DC.

Teatro Manlio
Via Roma 2
02046 Magliano Sabina (RI)

INFO & PRENOTAZIONI
+39 320.3120850

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Teatro Manlio Stagione 2019 Spettacoli già andati in scena

domenica 7 aprile ore 18:30

Pasticceri

di Roberto Abbiati e Leonardo Capuano
con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano
produzione Compagnia Orsini

Roberto Abbiati e Leonardo Capuano in Pasticceri foto©Lucia BaldiniRoberto Abbiati e Leonardo Capuano in PasticceriRoberto Abbiati e Leonardo Capuano in Pasticceri

Roberto Abbiati, attore lombardo, che annovera fra le sue esperienze la clownerie, e Leonardo Capuano, attore sardo, passionale ed estremo, hanno in comune  la passione dell’arte pasticcera.

Dalle note di presentazione dello spettacolo

Due fratelli gemelli vivono il laboratorio di pasticceria come la loro casa. Uno ha i baffi, l’altro no; uno balbetta, l’altro no. Uno crede che la crema pasticcera sia delicata, meravigliosa e bionda come una donna, l’altro conosce la poesia, i poeti, i loro versi e li cita per esprimere i suoi pensieri. Uno è convinto che le bignoline (piccoli bignè leggeri) siano esseri viventi fragili e indifesi, l’altro è convinto che le bignoline vadano vendute per campare.

I due pasticceri ci raccontano un mondo che ricomincia ogni giorno alle quattro di mattina: cioccolata fusa, pasta sfoglia leggera come piuma, pan di Spagna, meringhe come neve, frittura araba, torta russa, biscotto alle mandorle, bavarese…

Tutto si muove, vola, danza e cuoce, mentre in sala si diffondono profumi di dolci che lo spettatore avrà modo di gustare.

La critica

“Il fresco e godibilissimo Pasticceri di Leonardo Capuano e dell’irresistibile Roberto Abbiati, che in un penetrante profumo di creme e di morbidi impasti incarnano due fratelli gemelli, diversi nell’aspetto e opposti nel carattere, ma ugualmente abili nella preparazione di torte e pasticcini (uno di loro, Capuano, lo ha fatto davvero per mestiere).”.  Renato Palazzi, Il sole 24 ore

 

domenica 17 marzo ore 18:30

Que serà
di Roberta Skerl
con Paolo Triestino, Edy Angelillo, Giancarlo Ratti
regia Paolo Triestino

Paolo TriestinoEdy AngelilloGiancarlo Ratti

Filippo, Ninni, Giovanni, grandi amici dai tempi del liceo, oggi cinquantenni, si ritrovano ogni mese a cena a casa di Filippo, il single del gruppo, per raccontarsi l’andamento delle loro vite. E’ una bella sera d’estate: la musica brasiliana come sottofondo, l’atmosfera allegra, scandita dalle loro chiacchiere e risate.

Ma all’improvviso la spensieratezza viene annullata perché accade qualcosa di completamente diverso dal solito, un evento che sconvolge l’esistenza dei tre personaggi. E la domanda che serpeggia nell’aria è: fin dove possiamo, dobbiamo e vogliamo spingerci per aiutare il nostro migliore amico?

L’autrice Roberta Skerl affronta con ironia poesia e leggerezza, temi scomodi, ma sempre di grandissima attualità.
Sul palco Paolo Triestino (qui anche regista), Edy Angelillo e Giancarlo Ratti, tre attori di lunga esperienza nella commedia d’autore.

domenica 24 febbraio  – ore 18:30

Roger

scritto e diretto da Umberto Marino
con Emilio Solfrizzi
aiuto regia Maria Stella Taccone
luci Giuseppe Filipponio
musiche Paolo Vivaldi
produzione Argot Produzioni

Emilio Solfrizzi in Roger foto©Federica Di BenedettoEmilio Solfrizzi in Roger foto©Federica Di Benedetto

Note di regia

L’azione si svolge interamente su un campo da tennis e rappresenta un’immaginaria e tragicomica partita tra un generico numero due e l’inarrivabile numero uno del tennis di tutti i tempi, un fuoriclasse di nome Roger.

Chi si trovasse a dare un’occhiata al testo letterario e poi al monologo teatrale che ne ho tratto, troverebbe una grande differenza con lo spettacolo che vedrà: tutto l’apparato realistico, compresi oggetti di scena ed effetti sonori, sulla scena non c’è.
Man mano che, insieme a Emilio Solfrizzi, mettevamo in scena il testo ci siamo resi conto che potevamo elevare la posta della nostra scommessa puntando a una rappresentazione completamente affidata alla centralità della parola e dell’attore.

(…) Così, forte dell’interprete che avevo, ho cominciato a togliere e a semplificare, fino a che in scena sono rimaste solo le poche righe bianche che disegnano un campo da tennis e due sedie, quelle sulle quali, nei cambi campo, i tennisti si riposano. Appena siamo stati in grado, abbiamo cominciato a ospitare degli spettatori. Prima due, poi quattro, dodici, trenta, per mettere a punto e verificare gli effetti comici e quelli drammatici.

Gli spettatori ci hanno detto che avevano visto il campo, l’arbitro, la palla, la racchetta, i colpi e, fidandoci di loro, affrontiamo una verifica più vasta e impegnativa, sperando che la metafora, prima nascosta e poi svelata, che il testo contiene, trovi in questo modo la strada per arrivare al cervello e al cuore del pubblico che vorrà condividere con noi questa esperienza. Umberto Marino

La critica

L’immaginaria partita a tennis di Emilio Solfrizzi è uno spasso, un giocatore deve affrontare l’invincibile numero uno della massima categoria, un campione svizzero il cui nome di battesimo coincide col titolo della pièce. Solfrizzi in tenuta da giocatore della domenica, ossia in maglietta e calzoncini coordinati e non proprio freschissimi, si infila due scarpe anch’esse molto usate, dalla suola con tracce di terra rossa. (…) Infervorandosi durante la descrizione di questo match immaginario, l’attore, grazie a una verve infaticabile ci mostra i mille diabolici modi con cui un super atleta può umiliare un meno dotato.
Chi del tennis ha qualche pratica si riconosce e si diverte assai, ma a giudicare dalle reazioni della sala, anche i non periti se la spassano non poco.”. Masolino D’Amico, La Stampa

domenica 27 gennaio – ore 18:30

Maria Callas Master Class 

di Terrence McNally – traduzione Rossella Falk
con Masha Musy
e con
Sarah Biacchi soprano, Chiara Maione soprano, Andrea Pucci tenore, Diego Moccia pianista
regia Stefania Bonfadelli
impianto scenico Alessandro Chiti
costumi Tirelli Roma
produzione Società per Attori
in collaborazione con Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Fondazione Musica per Roma

Mascia Musy in Maria Callas Master ClassMaria Callas in una foto di Weston, Getty Images

Maria Callas Master Class è il testo dell’americano Terrence McNally, scritto alla fine degli anni ’90.
Si tratta della trasposizione teatrale delle lezioni che la Callas tenne, dopo il ritiro dalle scene, agli studenti della Juilliard School Music di New York, tra il 1971 e il 1972.

Con l’interpretazione intensa di Mascia Musy, Master Class è il ritratto di una donna carismatica e complessa, che esplora le tappe che l’hanno portata a diventare una leggenda: i trionfi alla Scala e al Metropolitan, l’amicizia con Pasolini, l’invenzione di una tecnica vocale che rivoluzionò il melodramma, gli amori, ma anche i fatti privati che ne fecero una delle protagoniste delle cronache mondane del suo tempo.

Lo spettacolo è scandito da arie d’opera (Macbeth, Tosca, Sonnambula), eseguite dal vivo da cantanti professionisti, mentre la voce della Callas si ascolta in una preziosa registrazione originale.

Master Class è andato in scena in ”prima assoluta europea” il 5 marzo del 1996 al Teatro Eliseo di Roma, nell’interpretazione di Rossella Falk, grande amica dell’artista greca, che ne acquisì i diritti e ne curò personalmente la traduzione.

La critica

“(…) In novanta minuti si vola su una vita ricca di colpi di scena. Si va dalla Grecia, dove Maria Callas (1923­-1977) nacque e mosse i primi passi nell’arte. Poi la fuga verso Parigi, New York e La Scala. Ci sono i contrasti con i colleghi di scena; gli allori pieni di amarezza con il paternalista Meneghini; lo straricco, volgare, fantasioso armatore Aristotele Onassis e gli altri.

Per tutti Mascia Musy ha un accento, uno sguardo, ma da vera attrice tutti li rievoca con precisione e fantasia. Non tenta, giustamente, alcuna somiglianza esterna; e di tutti restituisce le peculiarità, uscendo ed entrando dal suo grande personaggio.”. Maurizio Giammusso, HuffPost

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sabato 19 gennaio 2019, ore 21:00

LA CLASSE
di Vincenzo Manna
regia Giuseppe Marini

con 
Andrea Paolotti, Claudio Casadio, Brenno Placido, Valentina Carli, Cecilia D’Amico, Edoardo Frullini, Giulia Paoletti, Haroun Fall
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

A una classe professionale, disagiata e turbolenta, viene imposto come provvedimento disciplinare l’obbligo di frequentare, per un mese, nelle ore pomeridiane, un corso di recupero.

Preside e corpo insegnante non mostrano empatia né interesse per questi ragazzi visibilmente in difficoltà. Quel che si vuole da loro è solo che raggiungano i crediti indispensabili per ottenere “uno straccio di diploma” e allontanarli così dalla scuola.

A tentare di domare gli insopportabili allievi viene nominato Albert (interpretato da Andrea Paolotti), professore 35enne al suo primo incarico ufficiale, dopo anni di graduatorie e d’attesa.

Dopo il primo, durissimo impatto con i ragazzi, Albert decide di lasciare la didattica ministeriale e sceglie un’altra strada per coinvolgere gli studenti…

il professor Albert, interpretato da Andrea Paolotti

Il progetto di questo spettacolo parte da una ricerca di Tecné, che ha realizzato 2000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni. Le domande vertevano sulla loro relazione con gli altri e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.

Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura del testo di Vincenzo Manna.

Teatro Manlio
Via Roma 2
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